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Dicuil
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mwawDicuil (latinizzato: Dicuilus; fl. VIII secolo) è stato un insegnante, astronomo, geografo e monaco irlandese nato nella seconda metà dell'VIII secolo.

Contents

Opere
Stile
Note

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Biografia

È molto difficile ricostruire la vita di Dicuil, date le scarse testimonianze su di lui: le uniche informazioni disponibili provengono solo dalle sue opere che sono pervenute, scritte tutte in mwcalatino.

Dicuil nacque in mwcgIrlandacite-ref-1[1]; il nome mwdwDicuil (che presenta numerose varianti a livello grafico: Dicul, Dichull, ecc.) era appunto molto comune tra gli ecclesiastici dell'Irlanda dell'mweaAlto Medioevo, dato che ricorre molto spesso negli annali irlandesi medievali. La sua data di nascita sarebbe da collocare intorno agli anni 755-760, secondo alcuni calcoli fatti a partire da ciò che Dicuil stesso dice nella sua opera mweqDe mensura orbis terrae, scritta, come dice l'autore, nell'825cite-ref-2[2]. Si fece monaco, ed ebbe come maestro Suibneuscite-ref-3[3] (anche questo nome ricorre spesso negli annali irlandesi medievali), al quale un monaco viaggiatore, Fidelis (di cui non si hanno altre notizie), raccontò il viaggio che fece in mwggEgittocite-ref-4[4]. Dicuil intraprese varii viaggi presso le isole vicino alla costa nord-ovest della mwhwBritannia, e in alcune di queste sembra che visse per un po'cite-ref-ref-b-5-0[5]. Sempre nel mwjaDe mensura, l'autore dice che, nel 795 (30 anni prima che scrisse la sua operacite-ref-6[6]), ascoltò il racconto di alcuni monaci che visitarono l'mwkqIslanda, circa 80 anni prima rispetto alla prima colonizzazione da parte dei mwkgVichinghi, stando agli eventi narrati nel mwkwmwlaLandnámabók. Negli anni 814-818 stette presso la corte dell'imperatore mwlqLudovico il Piocite-ref-7[7], dove molto probabilmente era stato assunto come maestro di grammatica, e dove erano disponibili molti più manoscritti con opere più interessanti rispetto alla sua terra natia. In questi anni compose un mwmgmwmwcomputus, chiamato mwnaLiber de astronomia, nella forma di prosimetro, concepito come regalo per l'imperatore. Dopo l'825, anno in cui scrisse il mwnqDe mensura, non si hanno più sue notizie.

Sembra che né i contemporanei di Dicuil né le generazioni a lui successive conoscessero molto ciò che scrisse: in effetti sono pervenuti pochissimi manoscritti risalenti al Medioevo che contengono le sue opere. L'unico scrittore che sembra conoscere Dicuil è mwnwEkkehard di Aura, dato che cita dei passi dal mwoaDe mensuracite-ref-8[8] riguardanti mwpqThule.

Opere

De primis syllabis

È un trattato sulla mwqqmetrica, composto da nove capitoli. L'opera, come dice Dicuil stesso, è stata scritta nell'825. È conservato in due manoscritti: uno alla KBR di mwqgBruxelles (10470-3, X sec.), dove l'opera di Dicuil è stata unita a quelle di Micone di mwqwSaint-Riquier, l'altro alla Bibliothèque Jacques Villon di mwraRouen (1470, fine X sec. o inizio XI sec.), che contiene una raccolta di trattati sulla grammatica. Il mwrqDe primis syllabis è stato riconosciuto come opera indipendente da quelle di Micone di Saint-Riquier da K. Strecker nel 1920, e poi attribuito a Dicuil da A. Van de Vyver nel 1935cite-ref-9[9].

L'opera riguarda la quantità della mwswprima syllaba, cioè della prima sillaba che – in una parola latina – corrisponde alla sillaba contenuta nella radice: di questa sillaba infatti era difficile risalire alla quantità della vocale contenuta, dato che nel latino medievale si era completamente persa la quantità vocalica caratteristica del latino classico, e perciò era difficile per gli uomini dell'epoca comporre testi in metrica. Per esempio: era impossibile nel mwtaMedioevo sapere se la vocale “ca” di mwtqcano (la radice è “can-”) fosse lunga o breve; perciò, gli studiosi medievali dovevano trovare e imparare a memoria un verso – scritto dai poeti classici – in cui ricorreva il verbo mwtgcano (anche coniugato in modi diversi), e a seconda della sua posizione in quel verso imparavano così che la sillaba “ca” era breve (perché la “a” stessa era breve: “că”)cite-ref-10[10]. L'opera di Dicuil forse doveva servire come introduzione a un'altra opera, cioè il mwuwDe finalibus, generalmente attribuita a mwvaServiocite-ref-11[11].

Liber de astronomia

È un mwwwcomputus in forma di prosimetro, scritto tra gli anni 814-818. L'opera è pervenuta in due redazioni. La prima è conservata in un solo manoscritto, risalente al mwxaIX secolo e in minuscola carolina, il 401 (prima 386) della Bibliothèque Municipale di Valenciennes, prima appartenuto al monastero di mwxqSaint-Amand, portato lì da mwxgUbaldo, che forse è anche colui che lo ha copiato. I bibliotecari del mwxwXII secolo avevano erroneamente attribuito l'opera ad mwyaAlcuino, ma L. Bethmann rettificò l'attribuzione nel 1855. L'edizione critica della prima redazione è stata realizzata nel 1907 da M. Espositocite-ref-12[12]: questa redazione comprende quattro libri, scritti tra gli anni 814-816. Nel 1929 E. K. Rand trovò nel manoscritto 803 (IX sec.) della Bibliothèque Municipale di Tours un'altra copia dell'opera di Dicuil, però in una seconda redazione (molto probabilmente quella definitiva)cite-ref-13[13]. Il manoscritto infatti contiene altre parti aggiunte ai quattro libri già esistenti del mwaqDe astronomia; inoltre, sono presenti due capitoli in più nel libro iv. e due capitoli che costituiscono un libro v.. Prima del mwagDe astronomia, nel manoscritto 803 è presente un elenco di tutti i capitoli sia del mwawDe astronomia completo, sia di un'altra opera di Dicuil, posta dopo il mwbacomputus, cioè lmwbq'mwbgEpistola censuum (cfr. il prossimo punto). Nell'elenco è presente anche un riferimento al mwbwDe primis syllabis, dove si dice che non era stato copiato insieme alle due opere precedenticite-ref-14[14]. Il manoscritto 803 però si interrompe a metà del capitolo 2 del libro v. del mwdaDe astronomia, omettendo quindi anche l'opera seguente (lmwdq'mwdgEpistola censuum): A. van de Vyver trovò queste parti mancanti in un altro manoscritto, il n.a. lat. 1645 della mwdwBiblioteca nazionale di Francia di mweaParigi. Tutte le parti aggiunte e le parti nuove della seconda redazione devono essere state scritte tra gli anni 816-818, cioè dopo il libro iv. originale e prima dellmweq'mwegEpistola censuumcite-ref-15[15].

L'opera era stata concepita nell'aprile 814 come regalo nel giorno dell'assemblea dei nobili Franchi (15 maggio 814) per Ludovico il Piocite-ref-16[16], il quale non dovette apprezzarla molto, dato che Dicuil stesso si lamenta del fatto che né lo ascoltò mentre la leggeva ad alta voce, né gli offrì alcuna ricompensa per il lavoro svoltocite-ref-17[17]. Il fatto che il monaco irlandese riporti il suo mancato successo nel libro i. indica che ne scrisse una parte come dono per l'imperatore, e che poi continuò per sé stesso l'opera, scrivendo i libri successivi.

Questo è il contenuto dei cinque libri nella redazione finale: 1) Nel libro i. sono esposte le regole astronomiche per calcolare i giorni dei mesi dell'anno; alla fine sono presenti dei distici esametrici rimati composti tutti da 16 sillabe; 2) Nel libro ii. sono esposti i calcoli delle varie distanze fra la Terra e il Cielo e fra i sette pianeti, la durata dei mesi lunari e le varie fasi lunari; sono inoltre esposte le regole per determinare i giorni intercalari; soprattutto, è esposto il metodo per calcolare i giorni della Quaresima e della Pasqua; 3) Nel libro iii. sono esposti i calcoli sulle rivoluzioni delle stelle e il metodo per calcolare l'equinozio di primavera; 4) Nel libro iv. sono esposti i calcoli sulle rivoluzioni del sole e della luna, e sulle loro velocità di movimento; è presente una curiosa speculazione circa l'esistenza di una “stella polare” del Sudcite-ref-18[18]; 5) Nel libro v. si parla delle epatte.

Le fonti citate da Dicuil in modo esplicito sono mwjgPitagora (ovviamente letto tramite citazioni di altri autori), mwjwDonato e alcuni “filosofi” (mwkaphilosophi). Molto probabilmente le conoscenze scritte in quest'opera erano veramente possedute da Dicuil (come anche da molti altri monaci irlandesi nell'Alto Medioevo), dato che erano indispensabili per il mondo cristiano dell'epoca.

Epistola censuum [ 19 ]

È un trattato in 225 esametri sui pesi e le misure, composto da 5 capitoli, seguito da un glossario in prosa. L'opera, come dice Dicuil stesso, è stata scritta dopo l'818. Si trova nel manoscritto n.a. lat. 1645 della Biblioteca nazionale di Francia di Parigi, posta dopo il mwlwDe astronomia. Una fonte di quest'opera è il mwmaCursus Paschalis di mwmqVittorio di Aquitania, insieme alla tavola pitagorica elaborata dal medesimo autore, che forse può essere stato usato come fonte anche per il mwmgDe astronomia.

Liber de mensura orbis terrae

È un trattato geografico, composto da nove capitoli. L'opera, come dice Dicuil stesso, è stata scritta nell'825. È il suo lavoro più importante, e anche quello più interessante per quanto riguarda la storia della geografia. L'opera fu letta e studiata da varii umanisti e personaggi eruditi nel corso del tempo, come mwnqBeato Renano, mwngMark Welser, mwnwClaudius Salmasius, Sir James Ware II, mwoaIsaac Vossius, mwoqJean Hardouin, Johann Daniel Schöpflin, mwogTheodor Mommsen. Lmwow'mwpaeditio princeps fu realizzata da C. A. Walkenaer nel 1807 (pubblicata a Parigi dal celebre stampatore mwpqFirmin Didot), ma nel 1814 J. A. Letronne realizzò un'edizione più corretta dell'opera, emendandone i numerosi errori dovuti alla tradizione. Il testo fu poi ripubblicato nel 1870 da G. Partheycite-ref-20[20], e solo nel 1967 è stata realizzata l'edizione critica definitiva, a cura di J. J. Tierney con la collaborazione di L. Bieler.

L'edizione critica più recente è stata condotta su 3 manoscritti principalicite-ref-21[21]:

1) mwsaP, Paris, Biblioteca nazionale di Francia, lat. 4806, del tardo IX secolo (non del mwsqX secolo, come sostenevano G. Parthey e Mommsen).

2) mwswD, mwtaDresden, Sächsische Landesbibliothek, Staats- und Universitätsbibliothek Dc 182, del tardo mwtqIX secolo o di inizio X secolo, portato dall'amministratore Ragenerus a Santa Maria di Reims, tra gli anni 1000-1015. È andato distrutto nella mwtgseconda guerra mondiale, ma rimangono le collazioni fatte da G. Parthey e da T. Mommsen.

3) mwuaσ, un codice proveniente da mwuqSpira, scritto molto probabilmente a inizio X secolo, appartenuto più tardi alla Biblioteca della mwugCattedrale di Spira. Fu copiato da molti umanisti del mwuwXV e mwvaXVI secolo, ma non è pervenuto; le trascrizioni degli umanisti invece sono pervenute.

Circa il 90% dell'opera contiene materiale che è stato tratto da opere di altri autori, quelli più autorevoli e considerati indispensabili dai dotti del Medioevo. In particolare: mwvgPlinio il Vecchio (38 citazioni dalla mwvwmwwaNaturalis Historia), mwwqSolino (le cui 57 citazioni tratte dai mwwgCollectanea rerum memorabilium sono molto importanti per la ricostruzione critica della sua operacite-ref-22[22]), Prisciano (6 citazioni dalla mwxwPeriegesis, per un totale di 37 versi; un suo passo citato, che Dicuil dice di trovarsi nel libro XIII delle mwyaInstitutiones grammaticaecite-ref-23[23], non è invece presente in nessuna opera di Prisciano), mwzqIsidoro (14 citazioni dalle mwzgmwzwEtymologiae, di cui una però non è presente nella sua operacite-ref-24[24]). In un passocite-ref-25[25] Dicuil sottolinea che un riferimento di Solino può essere tranquillamente trovato anche in Isidoro: da ciò si deduce che molto probabilmente l'opera di Isidoro era più diffusa di quella di Solinocite-ref-26[26]. Altre citazioni sono tratte da: mw3amw3qEneide di mw3gVirgilio, mw3wIn Vergilii Aeneidem commentarii di Servio, mw4alibro dell'Esodo, mw4qCarmen paschale di mw4gSedulio, mw4wPartitiones duodecim versuum Aeneidos principalium di Prisciano, il secondo capitolo del I libro delle mw5amw5qHistoriae adversus paganos di mw5gOrosio (da cui cita due informazionicite-ref-27[27]). Quasi 30 autori tra Greci e Latini sono nominati da Dicuil, moltissimi dei quali letti da citazioni riportate dalle sue fonti principali. Una cosa da notare è che non sembra conoscesse il geografo mw6wTolomeo, dato che non lo cita mai.

Ci sono però altre due fonti utilizzate che meritano dei chiarimenti. La prima fonte è la “mw7qscriptura missorum Theodosii”cite-ref-ref-a-28-0[28]. Quest'opera non è nient'altro che la mw8gDivisio orbis terrarumcite-ref-29[29], scoperta da E. Schweder nel 1876 nel manoscritto Vat. Lat. 1357 (XIII sec.). Un manoscritto contenente quest'opera fu trovato tra gli anni 781-783 da mw9wGodescalco, che lo utilizzò per comporre il suo mw-amw-qEvangelistario; molto probabilmente questo manoscritto capitò nelle mani di Dicuil negli anni in cui era stato assunto alla corte di Ludovico il Pio. La mw-gDivisio era stata commissionata su ordine di mw-wTeodosio II nel 435, come spiegazione della “mappa del mondo” elaborata da mw-aM. Vipsanio Agrippacite-ref-30[30] (molto probabilmente era usata a scopo didattico): ciò è testimoniato dai 12 versi che Dicuil aveva trovato alla fine del suo manoscritto, e che riporta nella sua operacite-ref-31[31]. Il monaco irlandese, però, interpretò male quei versi, capendo che l'imperatore Teodosio II nel suo 15º anno di regno avesse ordinato ad alcuni uomini di fiducia (mwaqumissi Theodosii) di fare una misurazione completa del mondo conosciutocite-ref-32[32]. La seconda fonte è la “mwaqocosmographia” scritta nel consolato di mwaqsGiulio Cesare e mwaqwMarco Antoniocite-ref-33[33]. Quest'opera è senza dubbio un falso, dato che Dicuil la cita riguardo a mwareMosè e al mwariMar Rosso, ed è impossibile che all'epoca di Giulio Cesare e Marco Antonio fosse stato fatto un riferimento similecite-ref-34[34]. La fonte che Dicuil utilizzò in realtà era in un manoscritto in cui erano presenti la mwarcCosmographia di mwargGiulio Onorio e la mwarkCosmographia dello mwaroPseudo-Aethicus; Dicuil stesso dice che la “mwarscosmographia” che leggeva gli era appena capitata tra le manicite-ref-35[35], e molto probabilmente era in un manoscritto appena arrivato alla corte carolingia. È interessante notare che Dicuil cita un passocite-ref-36[36] che però non si trova né in Onorio né nello Pseudo-Aethicus, ed è un passo in cui descrive una palude salmastra nel Nord-Africa, e il salire e l'abbassarsi delle sue acque. È curioso che nella mwasqmwasuTabula Peutingeriana e nella mappa mwasyCottoniana (o “mappa anglo-sassone”, che si trova nel manoscritto Cotton Tib. B.V. della British Librarycite-ref-37[37]) questa palude sia segnata.

Dicuil comunque non sembra citare con molta attenzione le sue fonti: molti passi tratti da Plinio e Isidoro sono citati in modo confuso e sbagliato; inoltre, dopo avere citato Solino in un passo riguardante la lunghezza del mwaswGangecite-ref-38[38], in un altro passo l'autore irlandese scrive che non saprebbe dire quale sia la lunghezza del medesimo fiumecite-ref-39[39]. Le scarse conoscenze geografiche di Dicuil si notano quando cita in modo sbagliato un passo di Onorio in cui dice che il fiume mwatuEbro ha la sua sorgente sui monti dellmwaty'mwatcmwatgAssiriacite-ref-40[40]. Inoltre è molto strano che il monaco irlandese non sia riuscito a procurarsi delle notizie esaustive di prima mano sulla Germania, dato che dice di non credere a certe informazioni riportate dalle sue fonti su quel territoriocite-ref-41[41]; ed è ancora più strano che non fornisca alcuna notizia sulla sua patria, l'Irlanda. Per quanto riguarda l'originalità dell'opera, le informazioni che possono essere attribuite a Dicuil sono quelle che gli raccontarono i monaci che conobbe.

L'opera di Dicuil si divide in nove capitoli: i primi tre riguardano ciascuno uno dei tre continenti (mwauiEuropa, mwaumAsia, parte dell'mwauqAfrica), il quarto riguarda l'Egitto e l'Etiopia, il quinto descrive la lunghezza e la larghezza del mondo; gli ultimi quattro riguardano questioni più specifiche: la lunghezza dei cinque fiumi più grandi e di quelli più piccoli, certe isole particolari, l'ampiezza del mwauuMar Tirreno, le sei montagne più alte. All'inizio dell'opera è presente un prologo, in cui Dicuil dice che, dopo avere composto un'epistola su dieci problemi di grammatica, aveva deciso di scrivere un'opera geografica basata sulla misurazione dei mwauymissi Theodosii e sull'opera di Plinio, dando la precedenza alla prima fonte, dato che l'opera di Plinio in suo possesso era molto corrottacite-ref-ref-a-28-1[28].

La descrizione dell'Europa è tratta per la maggior parte da Plinio. Dopo avere misurato lunghezza della terra dalle Colonne d'Ercole fino a Bisanzio, si dice che il “Mare del Ponto” è il confine più a est dell'Italia e che il “Mar Egeo-Toscano” circonda l'Acaia a sud. Dopo avere descritto la Germania, la Gotia, la Scizia e lmwauw'mwau0Armenia maior, si dice che l'Europa è circondata dall'“Oceano Serico”, che forse può corrispondere al Mar Cinese; si dice che l'India è il limite estremo dell'Asia.

L'Asia era stata divisa da Agrippa in due parti, una confinante a est con la Frigia e la Licaonia, a ovest con il Mar Egeo; l'altra, inclusa tra lmwau8'mwavaArmenia minor a est, tra la Frigia, la Licaonia, la Panfilia a ovest, tra la provincia del Ponto a nord, tra il “Mare Panfilico” a sud. È da notare il fatto che la catena montuosa del Tauro è fatta confinare con il nord dell'India.

L'Africa, terra dei Mori e dei Numidi, che si estende fino all'“Oceano del Sud”, è composta dall'Etiopia, con le sue foreste d'ebano e con i suoi monti che bruciano eternamente; dopo avere parlato delle coste abitate dai Satiri e delle numerose isole, la narrazione a questo punto si interrompe bruscamente.

Segue il quinto capitolo, in cui si tratta della lunghezza e della larghezza del mondo, tratta dall'opera di Plinio: secondo Dicuil – che cita appunto Plinio in questa sezione – il mondo sarebbe lungo 6.630 miglia e largo 3.348 miglia; per Plinio però non era così. Infatti, le cifre che riporta Plinio sono rispettivamente 8.578 e 5.462. Dicuil, non sapendo bene come funzionava il sistema di numerazione romano per le cifre molto grandi, aveva dunque sbagliato a leggere i numeri di Plinio. Poi seguono i 12 versi tratti dalla “mwavmscriptura missorum Theodosii”, che chiudono così il capitolo.

Per la parte che tratta questioni più singolari, cioè dal sesto capitolo in poi, Dicuil si fa sempre più dipendente da Solino nelle citazioni. Riguardo al mwavuNilo (che secondo Dicuil non è molto lontano dall'Oceano Atlantico), cita i mwavyLibri Punici (forse di mwavcHanno) e l'opera del re mwavgGiuba II. In questa parte si trova un dibattito sulla connessione tra il Nilo e Mar Rosso: molti nel Medioevo credevano che il Nilo sfociasse anche in quel mare, ma Dicuil non era d'accordo, ed è per questo che riporta il racconto del pellegrinaggio a Gerusalemme narrato dal monaco Fidelis al maestro Suibneus, in presenza di Dicuil stessocite-ref-42[42]. Risalendo il Nilo, Fidelis aveva visto le mwav0piramidi (nel Medioevo confuse con i granai fatti costruire da mwav4Giuseppe figlio di mwav8Giacobbe); da questo punto continuò il suo viaggio lungo il Nilo e salpò verso il Mar Rosso. Abbiamo qui una descrizione del canale che collegava Memphis a Suez, fatto costruire dal faraone mwawaNecao II, figlio di mwawePsammetico I, tra gli anni 615-610 a.C., portato a termine dall'imperatore persiano mwawiDario I (490 a.C. circa), migliorato da mwawmTolemeo II Filadelfo, restaurato da mwawqAdriano (130 d.C. circa), allargato da mwawuTraiano; mwawyLuciano di Samosata dice che sotto mwawcMarco Aurelio il canale esisteva ancora; fu riutilizzato molto tempo dopo da ʻAmr ibn Hishām, generale del califfo ʻUmar ibn al-Khaṭṭāb, nel 640, per aiutare gli Arabi a mantenere il potere sull'Egitto. Fu definitivamente chiuso nel 767 dal califfo mwawgAl-Mansour per impedire che i ribelli della Mecca e di Medina ricevessero rifornimenti. Da ciò si deduce che il viaggio compiuto da Fidelis si deve collocare per forza prima del 767. Arrivato a Suez, nel punto in cui secondo la Bibbia Mosè fece attraversare il mare al popolo ebreo, si diresse poi verso il braccio ovest del Mar Rosso. Dopo questo racconto sono descritti l'Eufrate, il Tigri, il Gange, l'Indo, insieme a tutte le strane creature che secondo Solino e Plinio abitano quelle zone. La “mwawkcosmographia” è citata proprio per la misurazione dei fiumi, ma i dati che riporta sono molto strani e non rispettano le vere lunghezze.

Nel settimo capitolo, quello più ampio, ci sono numerose informazioni interessanti riguardo alle isole dell'“Oceano del Nord”. È curioso che sul leggendario viaggio di San Brendano Dicuil non dica nulla. In questo capitolo il monaco irlandese racconta dei suoi viaggi per le numerose isole che stanno intorno all'Irlanda, e dice che in alcune abitò anche per un po'. Molto probabilmente lesse riguardo alle mwawsShetland, visitò le mwawwOrkney e abitò nelle mwaw0Ebridicite-ref-ref-b-5-1[5]. Racconta poi che un uomo di Chiesa, salpando dalle isole a nord della Britannia per andare ancora più a nord, visitò delle isole che erano state abitate da alcuni irlandesi per 100 anni, ma che poi erano dovuti fuggire a causa delle incursioni dei Normannicite-ref-43[43]. Queste isole molto probabilmente devono essere identificate con le mwaxyFær Øer, e molto probabilmente gli Irlandesi si stabilirono lì nell'VIII secolo; stettero lì per 100 anni, e con l'invasione dei Normanni dovettero andarsene.

Inoltre, sempre nel settimo capitolo, un passocite-ref-44[44] testimonia che in Islanda era presenta una piccola colonia di irlandesi nel 795, cioè 30 anni prima che Dicuil scrivesse il mwaxwDe mensura, e circa 80 anni prima della colonizzazione da parte dei Normanni secondo il mwax0Landnámabók (nell'874). Nel mwax4Landnámabók si dice che l'isola viene scoperta tra gli anni 850-860 da alcuni Normanni; v'è un passo in cui vengono citati i mwax8mwayaPapar, degli uomini trovati dai primi Normanni che vi arrivarono. Questi mwayePapar possedevano manoscritti irlandesi, campane e bastoni episcopali: evidentemente erano dei monaci eremiti irlandesicite-ref-45[45]. Dicuil prende in considerazione un luogo chiamato mwayyThile ultimacite-ref-46[46], che era considerata circondata da ghiaccio (quindi irraggiungibile) e illuminata dal sole sei mesi sì e sei mesi no. Dicuil utilizza la sua testimonianza di un gruppo di monaci che, 30 anni prima della scrittura della sua opera, erano giunti dall'Irlanda fino appunto all'Islanda partendo alle Calende di febbraio e arrivando alle Calende di agosto, senza trovare il mare ghiacciato, e trovando una terra in cui il giorno e la notte si alternavano tutto sommato normalmente. I monaci però, provando a navigare ancora più a nord dell'Islanda, trovarono davvero il mare ghiacciato, a solo un giorno di navigazione. I monaci irlandesi erano soliti intraprendere questi viaggi in posti così remoti molto probabilmente per ritirarsi spiritualmente e pregare nella natura incontaminata (come testimoniano anche altre opere, per esempio mwaysOrkneyinga Saga e mwaywLebor Bretnach); dopo essere stati cacciati dalle Fær Øer, si diressero ancora più a nord trovando l'Islanda.

Curioso è anche il passo in cui si descrive l'isola mway4Taprobane (da identificarsi con Ceylon, cioè mway8Sri Lanka), dove si utilizzano molti versi di Priscianocite-ref-47[47]. Inoltre, si trova menzione dell'elefante che fu portato alla corte di mwazqCarlo Magnocite-ref-48[48], che Dicuil cita per sfatare il detto di Solino secondo cui un elefante non si abbassa mai. Questo episodio allude a quello dell'elefante donato a Carlo Magno da mwazkHārūn al-Rashīd nell'801; questo elefante passò circa otto anni alla corte di Carlo Magno, dall'802 fino all'810, quando morìcite-ref-49[49]. L'episodio è ricordato anche da mwaz4Eginardo nella mwaz8mwaaaVita Karoli e dal mwaaePoeta Saxocite-ref-50[50].

L'ottavo capitolo utilizza come fonte i mwaacmissi Theodosii e tratta l'ampiezza del Mar Tirreno; si dice di un'eruzione dell'Etna citando Solinocite-ref-51[51]. Inoltre Dicuil non è d'accordo su un dato riportato da Pliniocite-ref-52[52], e cioè sulla misura del fondale più profondo presa da un tale Fabianus, dato che secondo l'autore irlandese per verificare correttamente questo record bisognerebbe misurare tutti i fondali (cosa che Fabianus non aveva fatto).

Nel nono capitolo descrive la catena montuosa dell'Atlante utilizzando come fonte Solino, dimostrando che secondo lui non è vero che le cime di quella catena superano le nuvolecite-ref-53[53]; riporta solennemente l'altezza del mwabuMonte Pelio misurata da mwabyDicearco e citata da Plinio, ma riporta la cifra sbagliatacite-ref-54[54]; inoltre riporta l'altezza delle Alpi, non ricordandosi però dove ha trovato questa informazionecite-ref-55[55].

Il mwacaDe mensura di Dicuil deve essere collocato in un preciso contesto politico: il monaco irlandese molto probabilmente voleva fare una descrizione del mondo per elogiare indirettamente l'imperatore Ludovico il Pio, e per trasmettere l'immagine di un'epoca governata dalla conquista cristiana e dalla misura, traendo esempio da quei mwacemissi Theodosii che – secondo la sua interpretazione sbagliata – avevano portato a termine il compito di misurare il mondo per conto del loro imperatore. Dicuil nella sua opera geografica è mosso dalla preoccupazione di rappresentare l'ordine come fondamento della giustizia, così come era espresso nell'mwacimwacmAdmonitio generalis, dove la figura dell'imperatore era presentata come la responsabile sulla terra della volontà divinacite-ref-56[56].

Altre opere

mwaco1) Una “mwacsepistola de quaestionibus decem artis grammaticae”: menzionata subito nel prologo del mwacwDe mensuracite-ref-57[57]mwade, forse può essere stata scritta in versicite-ref-58[58]. È andata perduta.

mwadc2) Un poema di 27 esametri senza titolo, scritto prima dell'825cite-ref-59[59], sul trattato di mwadwPrisciano mwad0Partitiones duodecim versuum Aeneidos principalium, che l'autore antepose al trattato stesso come introduzione. È conservato in due manoscritti: uno alla Bibliothèque Municipale di mwad4Valenciennes (394, IX sec. o X sec.), scoperto da L. Bethmann, l'altro alla Bibliotheek der Universiteit di mwad8Leida (Vossianus Quarto 33mwaea6, X sec.), scoperto da mwaeeH. Keil. L'edizione critica è stata realizzata da E. L. Dümmler nel 1884cite-ref-60[60].

Stile

Lo stile di Dicuil è semplice e piatto (a volte totalmente asciutto)cite-ref-61[61], ma – in quanto insegnante – il latino in cui scriveva doveva essere molto corretto: del resto l'Irlanda dell'Alto Medioevo era una terra in cui gli studii dei classici fiorivano in un clima favorevole. Gli errori nelle sue opere (che nelle edizioni critiche si correggono) sono tutti imputabili alla tradizione e ai copisti. Nel mwaewDe mensura le descrizioni di Dicuil sono riportate quasi alla stessa maniera di mwae0Adamnán, e i suoi commenti personali sono redatti in uno stile scoliastico privo di abbellimenti. Come anche Adamnán, Dicuil preferisce l'uso dei numerali distributivi al posto dei numerali cardinali. Il suo uso di parole greche (“Graeca”) è sorprendentemente ristretto. Gli “ibernicismi”, come il verbo mwae4crassare (che significa “scrivere”), l'omissione della copula nei periodi, ecc. sono pochissimi. Sono da segnalare l'uso dell'indicativo quando esprime delle opinioni personali, e una forma di costruzione participiale (simile al participio predicativo greco) per introdurre una subordinata.

I 31 esametri che concludono il mwafaDe mensura dimostrano che Dicuil non era un grande poeta, ma che era un bravo versificatore, a volte anche ingegnosocite-ref-62[62]. Chi scriveva versi nel Medioevo non puntava all'originalità, ma confidava sulla propria capacità di riuscire a imitare i modelli classici che venivano insegnati nelle scuole. Tuttavia, è da notare che sbaglia la scansione metrica di alcune parole (come mwafuscrĭbat al posto di mwafyscrībat). Nei suoi versi la cesura principale è sempre pentemimera, e le altre cesure che si trovano sono o eftemimere (in 12 versi) o dieresi bucoliche (in 17 versi), accompagnate dalle tritemimeri in 14 versi. Ai versi 4 e 8 le tritemimeri si combinano con una cesura dopo il 4º trocheo. Questo schema metrico si applica anche alla maggior parte dei versi del mwafcDe astronomia, anche se con leggere variazioni.

La sua cultura di stampo irlandese emerge soprattutto nel mwafkDe primis syllabis: infatti le opere che trattavano le mwafoprimae syllabae incominciarono a essere scritte solo a partite dall'XI secolo; Dicuil invece si dimostra capace di possedere conoscenze ben difficili da reperire in altre opere della sua epocacite-ref-63[63].

Nonostante Dicuil sia chiaramente un autore minore, è molto importante sia per l'astronomia (dato che pochissimi autori medievali che hanno trattato questo argomento sono pervenuti) sia per la storia della geografia, dato che nel mwagaDe mensura riporta la notizia di colonizzazioni irlandesi delle Fær Øer e dell'Islanda precedenti a quelle normanne. È importante soprattutto perché le sue informazioni costituiscono una tessera per ricostruire il mosaico della colonizzazione del Nord-Europa, e le sue conoscenze geografiche – tutto sommato – si dimostrano migliori di quelle dello Pseudo-Aethicus, di Giulio Onorio, dell'mwageAnonimo Ravennate, di mwagiGuido da Pisacite-ref-64[64].

Malgrado le numerose sviste nel citare le sue fonti e la scarsità di risorse più attendibili nella sua epoca, la curiosità e il senso critico di Dicuil tipici degli irlandesi dell'epoca emergono in certi punti: quando dice che un passo di Isidoro è corrottocite-ref-65[65], quando esorta i suoi lettori a emendare l'opera di Plinio il Vecchio perché nei suoi manoscritti sono presenti dei passi corrotticite-ref-66[66], quando dice che bisognerebbe misurare tutti i fondali marini per conoscere quello più profondo, quando non è d'accordo sul fatto che le vette dell'Atlante superino le nuvole, quando elabora una sua teoria riguardo a una “stella polare” del Sud.

Note

cite-note-11. mwahyDe astronomia, i, 5, 2; mwahcDe mensura, vii. 6 e 15.
cite-note-22. mwahsDe mensura, ix. 13. Avrebbe avuto 65-70 anni. Per tutte le ricostruzioni cronologiche comunque cfr. mwahwDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pagg. 11-17.
cite-note-33. mwaiaDe mensura, vi. 12.
cite-note-44. Sempre in mwaiqDe mensura, vi. 12.
cite-note-ref-b-55. mwaioDe mensura, vii. 6.
cite-note-66. mwai4De mensura, vii. 11.
cite-note-77. mwajiDe astronomia, iv, 7, 6.
cite-note-88. mwajyDe mensura, vii. 11 e 12.
cite-note-99. Cfr. mwajoDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pagg. 15-16; cfr. J. E. G. Zetzel, mwajsCritics, compilers, and commentators. An introduction to Roman philology, 200 BCE-800 BCE, Oxford University Press, 2018, pag. 344 (per Dicuil) e pagg. 348-349 (per Micone di Saint-Riquier).
cite-note-1010. Cfr. sull'argomento J. Leonhardt, “Classical metrics in medieval and Renaissance poetry: some practical considerations”, in mwaj8Classica et Medievalia, 47, 1996, pagg. 305-323.
cite-note-1111. Cfr. P. Saenger, mwakmSpace between words. The origins of silent reading, Stanford University Press, 1997, pagg. 88-89.
cite-note-1212. Cfr. M. Esposito, “An unpublished astronomical treatise by the Irish monk Dicuil”, in M. Lapidge (a cura di), mwakcIrish books and learning in mediaeval Europe, Variorum, 1990, pagg. 378-446.
cite-note-1313. L'opera di Dicuil è posta alla fine, dopo 2 opere di Boezio (il mwaksDe arithmetica e il mwakwDe consolatione philosophiae). Molto probabilmente, in origine, doveva essere contenuta in un manoscritto diverso.
cite-note-1414. Molto probabilmente ciò è dovuto al fatto che nel Medioevo in un manoscritto si copiavano opere del medesimo genere, e il mwalaDe primis syllabis – in quanto trattato sulla metrica – non aveva niente in comune con le opere precedenti. Cfr. mwaleDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 15.
cite-note-1515. Su tutte le parti nuove aggiunte nel mwaluDe astronomia cfr. A. Cordoliani, “Le comput de Dicuil”, in mwalyCahiers de civilisation médiéval, 3-11, 1960, pagg. 325-337.
cite-note-1616. mwaloDe astronomia, i, 6, 5.
cite-note-1717. mwal4De astronomia, i, 8, 6.
cite-note-1818. mwamiDe astronomia, iv, 6, 2.
cite-note-191. Dicuil usa sempre mwamycensuum, ma in sede metrica usa mwamccensus. Cfr. mwamgDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 15.
cite-note-2020. mwamwmwam0reader.digitale-sammlungen.de, mwam4https://reader.digitale-sammlungen.de//de/fs1/object/display/bsb10621818_00005.htmlmwam8 Titolo mancante per url mwanaurl (aiuto).
cite-note-2121. Cfr. mwanyDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 37.
cite-note-2222. T. Mommsen ha dimostrato che Dicuil aveva un manoscritto di Solino che, per quanto riguarda la tradizione del testo, faceva parte della prima classe non interpolata.
cite-note-2323. mwan0De mensura, vi. 19.
cite-note-2424. mwaoeDe mensura, vii. 49.
cite-note-2525. mwaouDe mensura, vii. 38.
cite-note-2626. T. Mommsen ha dimostrato che, prima del 1000, Solino era un autore letto poco, e che i manoscritti della sua opera erano scarsi.
cite-note-2727. mwaowDe mensura, viii. 17.
cite-note-ref-a-2828. mwapiDe mensura, Prol. 2.
cite-note-2929. Quest'opera e la mwapyDimensuratio provinciarum costituiscono le due riduzioni pervenute del materiale geografico elaborato da M. Vipsanio Agrippa, in cui aveva diviso il mondo conosciuto all'epoca in 24 regioni, secondo gli ordini di Augusto. Cfr. S. Bianchetti, mwapcGeografia storica del mondo antico, Monduzzi Editoriale, 2008, pagg. 118-120. Anche Plinio il Vecchio nella mwapgNaturalis Historia utilizzò il materiale geografico di Agrippa. Cfr. sull'argomento mwapkDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pagg. 17-22.
cite-note-3030. Cfr. nota 33.
cite-note-3131. mwaqaDe mensura, v. 4. Molto probabilmente questi versi costituivano una mwaqesubscriptio che era presente nel codice della mwaqiDivisio orbis terrarum che aveva Dicuil.
cite-note-3232. mwaqyDe mensura, i. 1.
cite-note-3333. mwaqoDe mensura, vi. 20 e 37.
cite-note-3434. mwaq4De mensura, vi. 20.
cite-note-3535. Sempre in mwariDe mensura, vi. 20 e 37.
cite-note-3636. mwaryDe mensura, viii. 24.
cite-note-3737. Cfr. sull'argomento mwarohttps://www.myoldmaps.com/early-medieval-monographs/210-anglo-saxon-or-cottonia/210-cottoniaanglo-saxon-.pdf
cite-note-3838. mwar4De mensura, vi. 28.
cite-note-3939. mwasiDe mensura, vii. 36.
cite-note-4040. mwasyDe mensura, vi. 54.
cite-note-4141. mwasoDe mensura, vii. 24.
cite-note-4242. mwas4De mensura, vi. 12-20.
cite-note-4343. mwatiDe mensura, vii. 14 e 15.
cite-note-4444. mwatyDe mensura, vii. 11-13.
cite-note-4545. Cfr. sull'argomento mwatohttp://www.paparproject.org.uk/
cite-note-4646. Luogo leggendario menzionato per la prima volta da Pitea di Massalìa (in greco antico: Θούλη), poi conosciuto nel mondo antico e nel Medioevo come mwat4ultima Thule. Le congetture fatte sull'identità di quest'isola misteriosa oscillano tra vari luoghi del Nord, tutti compresi tra il 58º parallelo e il Circolo polare artico. Cfr. sull'argomento G. M. Rossi, mwat8Finis terrae. Viaggio all'ultima Thule con Pitea di Marsiglia, Sellerio, 1995.
cite-note-4747. mwaumDe mensura, vii. 26-32.
cite-note-4848. mwaucDe mensura, vii. 35.
cite-note-4949. Questo episodio non può essere usato per ricostruire la biografia di Dicuil, dato che il monaco irlandese non dice di avere visto personalmente l'elefante. Cfr. mwausDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 12.
cite-note-5050. MGH, mwau8Poetae latini aevi Carolini, IV, 1899, pagg. 47-48.
cite-note-5151. mwavmDe mensura, viii. 6-9.
cite-note-5252. Il passo di Dicuil è mwavcDe mensura, viii. 25; il passo citato di Plinio è mwavgN.H., II, 224.
cite-note-5353. mwavwDe mensura, ix. 6.
cite-note-5454. Il passo di Dicuil è mwawaDe mensura, ix. 2; il passo citato di Plinio è mwaweN.H., II, 65.
cite-note-5555. mwawuDe mensura, ix. 11.
cite-note-5656. Cfr. sull'argomento P. G. Dalché, “Les représentations de l’espace en Occident de l’Antiquité tardive au xvimwawke siècle”, mwawoAnnuaire de l'École pratique des hautes études (EPHE), Section des sciences historiques et philologiques, 143, 2012, pagg. 103-118.
cite-note-5757. mwaw4De mensura, Prol. 1.
cite-note-5858. Cfr. mwaxiDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 17.
cite-note-5959. Cfr. mwaxyDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pagg. 16-17.
cite-note-6060. mwaxohttps://www.dmgh.de/mgh_poetae_2/index.htm#page/667/mode/1up (MGH, mwaxsPoetae latini aevi Carolini, II, 1884, pagg. 667-668.)
cite-note-6161. Cfr. mwax8Dicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 34.
cite-note-6262. Cfr. mwaymDicuili Liber de mensura orbis terrae, ed. J. J. Tierney, Dublino, 1967, pag. 35.
cite-note-6363. Cfr. J. Leonhardt, “Classical metrics in medieval and Renaissance poetry: some practical considerations”, in mwaycClassica et Medievalia, 47, 1996, pag. 309, nota 10.
cite-note-6464. Cfr. M. Esposito, “Dicuil: an Irish monk in the ninth century”, in M. Lapidge (a cura di), mwaysIrish books and learning in mediaeval Europe, Variorum, 1990, pag. 337.
cite-note-6565. mway8De mensura, viii. 8.
cite-note-6666. mwazmDe mensura, Prol. 4.

Bibliografia

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P. G. Dalché, “Les représentations de l’espace en Occident de l’Antiquité tardive au xvimwa0ee siècle”, mwa0iAnnuaire de l'École pratique des hautes études (EPHE), Section des sciences historiques et philologiques, 143, 2012, pagg. 103-118.

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S. Bianchetti, mwa0yGeografia storica del mondo antico, Monduzzi Editoriale, 2008, ISBN 9788832361346

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Collegamenti esterni

• citereftreccani-itDicuil, su Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
• citerefenciclopedia-italianaRoberto Almagià, DICUIL, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1931.
• citerefbritannica-com(EN) Dicuil, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefalcuin(DE) Dicuil, su ALCUIN, Università di Ratisbona.
• citerefcatholic-encyclopedia(EN) Dicuil, in Catholic Encyclopedia, Robert Appleton Company.